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Il legame affettivo: perchè la relazione è così importante.


Stare in una relazione con un neonato significa essere presenti con tutto. Non si tratta solo di nutrire, cambiare il pannolino o garantire il sonno: significa guardarlo negli occhi, sorridere quando sorride, accarezzarlo quando ha bisogno di conforto, parlare con lui anche prima che sappia rispondere e parlare anche solo guardandosi, con il corpo, con i gesti, con la Cura.

In poche parole, stare in relazione vuol dire costruire un legame basato sull’affetto, sull’attenzione e sulla fiducia reciproca. È attraverso questa relazione che il bambino si sente sicuro, esplora il mondo con curiosità, impara a comunicare e sviluppa le proprie capacità emotive e cognitive. Il primo anno di vita è il momento in cui questo legame diventa fondamentale: ogni carezza, parola e gesto contribuiscono a costruire il cervello e il mondo emotivo del bambino.

Il neonato dipende completamente dagli adulti per soddisfare bisogni fondamentali come cibo, protezione e calore. Quando i genitori rispondono ai segnali del bambino in modo coerente e affettuoso,  sviluppa un senso di sicurezza totale, che diventa la base indistruttibile su cui si costruiranno fiducia, autonomia e capacità di affrontare il mondo. Al contrario, risposte incoerenti o assenti possono generare ansia o difficoltà nel regolare le emozioni, un blocco per il bambino nei confronti del mondo, un vincolo alla scoperta e all’esperire, fondamentale nella sua crescita e per il suo apprendimento.

Il cervello umano è incredibilmente plastico. Ogni carezza, sorriso o parola pronunciata dall’adulto è uno stimolo che aiuta le connessioni neuronali (sinapsi, ne abbiamo parlato anche nel precedente articolo!!) a crescere e rafforzarsi. Attraverso la relazione il bambino sviluppa competenze cognitive come riconoscere oggetti, suoni e persone; linguaggio e comunicazione; abilità emotive per modulare stress e frustrazione; e capacità sociali, imparando a riconoscere gesti, sorrisi e tono di voce. In altre parole, la relazione quotidiana è come un allenamento naturale per il cervello.

Il neonato comunica prima ancora di parlare: pianti, sorrisi, gesti e sguardi sono il suo linguaggio. Rispondere in modo attento e coerente crea una vera e propria danza interattiva, insegnando al bambino a capire e trasmettere emozioni. Volete un esempio di relazione sana? Pensate a quando il bambino sorride e il genitore ricambia il sorriso, parlando o ridendo con lui. Volete un esempio di relazione povera? Pensate a un bambino che  cerca contatto ma il genitore non risponde o è distratto, riducendo la motivazione del piccolo a interagire.

Nei primi mesi il bambino non sa ancora gestire frustrazione, paura o disagio. Ha bisogno dell’adulto accudente che lo rassicura e lo aiuta a regolare le emozioni, a calmarsi e a sentirsi al sicuro. In una relazione sana, quando il bambino piange perché spaventato, il genitore lo prende in braccio, lo coccola e lo rassicura; in una relazione impoverente, invece, se il bambino viene ignorato o peggio ancora rimproverato (dai non fare i capricci…. che bambino monello…...perché gli altri non piangono e tu si?), può sviluppare stress cronico e difficoltà nel modulare le emozioni.

Intorno al primo anno di vita, il legame affettivo con i genitori resta il punto di riferimento più importante per il bambino. Questo attaccamento sicuro si costruisce quando i caregiver rispondono con coerenza, calore e attenzione ai bisogni del bambino: consolandolo quando piange, sorridendo ai suoi gesti, parlando con lui e giocando insieme. Un legame affettivo solido fa sentire il bambino protetto e sicuro, permettendogli di esplorare il mondo con fiducia e di imparare a riconoscere e regolare le proprie emozioni. Allo stesso tempo, iniziano a emergere anche le prime interazioni con altri bambini: spesso giocano fianco a fianco, osservandosi e imitando i gesti degli altri. Anche se non sono ancora “amicizie” come le intendiamo noi adulti (e spaventa sempre sapere che a un anno ancora non giocano interagendo e dichiarandosi ruoli e regole) nel senso adulto del termine, questi momenti stimolano l’attenzione condivisa, introducono il bambino alle prime regole sociali e gettano le basi delle future competenze relazionali. In pratica, una solida relazione affettiva con i genitori rende queste prime esperienze con i pari più sicure e significative, aiutando il bambino a crescere fiducioso, curioso e pronto a relazionarsi con gli altri.

“Fino ai tre anni non hanno bisogno di interagire con gli altri bambini”, niente di falso! Stare con i pari è importantissimo nei primi anni di vita, anche se i bambini di un anno spesso giocano più fianco a fianco che insieme (si chiama gioco parallelo). Questi momenti permettono loro di osservare e imitare gli altri, scoprire nuovi comportamenti e sperimentare piccole regole sociali come condividere uno spazio o attendere il proprio turno. Anche se non parlano ancora o non giocano attivamente insieme, queste esperienze stimolano la curiosità, aiutano a sviluppare abilità sociali di base e preparano il terreno per future amicizie. In questo senso, le interazioni con i pari diventano ancora più significative quando il bambino ha già una base affettiva sicura con i genitori, perché può affrontarle con fiducia e sicurezza.

L’asilo nido può giocare un ruolo molto importante nello sviluppo del bambino, soprattutto a partire dall’anno di vita. Frequentare un ambiente educativo valido e con seri professionisti, offre ai piccoli l’opportunità di stare con i pari in modo strutturato, esplorare nuovi materiali e attività, sviluppare autonomia e abitudini quotidiane come i ritmi del sonno e dei pasti. Inoltre, l’interazione con educatori (formati professionalmente e in continua formazione, non basta la passione!) arricchisce le esperienze sociali e linguistiche, stimola la curiosità e favorisce la crescita cognitiva ed emotiva. L’asilo nido diventa così un ambiente complementare alla famiglia, dove il bambino può consolidare la sicurezza affettiva già costruita a casa e sperimentare nuove relazioni e competenze sociali, sempre sotto la guida di adulti sensibili e accoglienti.

Ecco alcuni consigli pratici per coltivare una relazione positiva:

  • Parla e canta al tuo bambino: la tua voce lo rassicura e stimola il linguaggio.

  • Rispondi ai suoi segnali: anche un piccolo sorriso o un tocco affettuoso rafforzano la sicurezza e lo rendono consapevole dal fatto che mamma e papà saranno sempre al suo fianco nel momento del bisogno.

  • Favorisci il contatto fisico: abbracci, coccole e massaggi aiutano lo sviluppo emotivo, ricordiamoci che il senso del tatto è uno dei primi ponti per conoscere l’ambiente che lo circonda (cose e persone)

  • Mantieni routine coerenti: orari e gesti ripetuti creano sicurezza e prevedibilità.

  • Osserva e ascolta: ogni bambino è unico; cogli i segnali che ti manda e adatta le risposte.

La relazione con il neonato non è solo affetto: è nutrimento per il cervello, per le emozioni e per la crescita sociale. Ogni carezza, parola, sorriso e attenzione quotidiana contribuisce a costruire sicurezza, fiducia e capacità di apprendere.

Termino scrivendo una cosa “grezza” ma per me fondamentale… a un anno, il bambino non ha vizi e non fa capricci… sono bisogni!!!!

💛 Se questo articolo vi ha suscitato curiosità o domande, o se volete suggerire nuovi argomenti da trattare, potete contattarmi in qualsiasi momento. Sarò felice di rispondere e accompagnarvi passo dopo passo in questo meraviglioso percorso di crescita insieme ai vostri bambini.


 
 
 

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