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Favorire l'autonomia durante i pasti.


“Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo” (Maria Montessori).
“Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo” (Maria Montessori).

Nel panorama pedagogico contemporaneo, il momento del pasto è sempre più riconosciuto come uno spazio educativo privilegiato. Non si tratta soltanto di nutrizione, ma di un contesto ricco di significati relazionali, emotivi e cognitivi. Favorire l’autonomia durante i pasti significa sostenere lo sviluppo globale del bambino, promuovendo competenze che avranno ricadute ben oltre la tavola.

Il pasto come esperienza educativa

Già Maria Montessori sottolineava l’importanza di permettere al bambino di “fare da sé”, offrendo ambienti preparati e strumenti adeguati alle sue capacità. Il momento del pranzo o della merenda rappresenta un’occasione concreta per mettere in pratica questo principio.

Esempi concreti:

  • Mettere a disposizione una piccola brocca leggera affinché il bambino possa versarsi l’acqua da solo.

  • Utilizzare piatti con bordo leggermente rialzato per facilitare la raccolta del cibo con il cucchiaio.

  • Predisporre sedie e tavoli alla sua altezza, così da permettergli di salire e sedersi in autonomia.

  • Organizzare un carrellino basso con tovaglioli e posate che il bambino possa prendere senza l’intervento dell’adulto.

Anche Jean Piaget evidenziava come l’apprendimento passi attraverso l’azione diretta sull’ambiente. Manipolare il cibo, coordinare i movimenti per portare il cucchiaio alla bocca, regolare la forza nel tagliare sono esperienze che integrano sviluppo motorio, cognitivo e percettivo.

Esempio pratico: invece di imboccare un bambino che procede lentamente, l’adulto può incoraggiarlo dicendo: “Prova a inclinare un po’ di più il cucchiaio”, offrendo una guida verbale senza sostituirsi a lui.

Autonomia e sviluppo dell’autostima

Quando un bambino è messo nelle condizioni di partecipare attivamente al pasto, sperimenta un senso di efficacia personale. Riuscire a mangiare da solo, anche affrontando piccoli errori (una macchia, un bicchiere rovesciato), contribuisce alla costruzione dell’autostima.

Esempi concreti:

  • Se il bambino rovescia l’acqua, invitarlo a prendere uno strofinaccio e asciugare insieme, invece di rimproverarlo o intervenire immediatamente.

  • Permettergli di spalmare da solo il formaggio sul pane, anche se il risultato non è “perfetto”.

  • Dargli il tempo necessario per terminare il pasto senza anticipare continuamente i suoi gesti.

L’intervento dell’adulto, in questa prospettiva, non deve essere sostitutivo ma di supporto. Ad esempio, si può mostrare lentamente come si impugna la forchetta, per poi restituire lo strumento al bambino affinché riprovi.

Autoregolazione e consapevolezza corporea

Favorire l’autonomia durante i pasti significa anche rispettare i segnali interni di fame e sazietà.

Esempi concreti:

  • Chiedere: “Hai ancora fame o ti senti sazio?” aiutando il bambino a riconoscere le proprie sensazioni.

  • Offrire una piccola quantità iniziale e permettere di chiedere il bis, invece di riempire subito il piatto.

  • Evitare frasi come “Devi finire tutto” e sostituirle con “Ascolta la tua pancia”.

Questo approccio favorisce una relazione più consapevole e serena con il cibo e con il proprio corpo.

Dimensione relazionale e sociale

Il pasto è un momento di forte valenza sociale. Sedersi insieme, attendere il proprio turno, chiedere di passare il pane sono tutte competenze che si apprendono nella pratica quotidiana.

Esempi concreti nei contesti educativi:

  • Affidare a turno a due bambini il compito di apparecchiare la tavola.

  • Invitare un bambino a distribuire i tovaglioli ai compagni.

  • Creare piccoli gruppi in cui i bambini possano servirsi da un piatto centrale, imparando ad aspettare e a condividere.

In questo modo l’autonomia individuale si intreccia con la responsabilità collettiva.

Il ruolo dell’adulto: guida discreta

L’adulto è chiamato a un delicato equilibrio tra presenza e distanza. Favorire l’autonomia non significa “lasciare fare senza limiti”, ma osservare, comprendere il livello di competenza del bambino e intervenire solo quando necessario.

Esempi concreti:

  • Preparare in anticipo il contesto (acqua già travasata in una piccola caraffa) per evitare situazioni eccessivamente complesse.

  • Intervenire solo se il bambino manifesta reale difficoltà o frustrazione.

  • Rinforzare verbalmente il processo più che il risultato: “Hai fatto molta attenzione mentre versavi l’acqua”.

L’adulto diventa così una guida discreta che sostiene senza invadere.

In conclusione: sostenere l’autonomia durante i pasti non è un obiettivo marginale, ma un investimento educativo a lungo termine. Attraverso gesti quotidiani e apparentemente semplici — versare, scegliere, pulire, aspettare — il bambino costruisce competenze motorie, cognitive, sociali ed emotive fondamentali.

Il pasto, da momento funzionale, si trasforma in un’esperienza di crescita integrale: un tempo lento e significativo in cui il “fare da sé” diventa pratica concreta e quotidiana di fiducia, responsabilità e consapevolezza.


💛 Se questo articolo vi ha suscitato curiosità o domande, o se volete suggerire nuovi argomenti da trattare, potete contattarmi in qualsiasi momento. Sarò felice di rispondere e accompagnarvi passo dopo passo in questo meraviglioso percorso di crescita insieme ai vostri bambini.


Tania

 

 
 
 

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